Abbiamo intervistato in esclusiva per tuttomercato24.com Salvatore Catania direttore sportivo
Mi sono sempre considerato un aziendalista: rispetto del budget, organizzazione e capacità di scegliere persone competenti sono da sempre i principi che guidano il mio lavoro. Credo fermamente che, quando si ha la fortuna di collaborare con professionisti capaci, ogni società possa crescere in modo ordinato, valorizzando al meglio ogni area: tecnica, scouting, medica, comunicazione, logistica, marketing, settore giovanile e segreteria. Un’organizzazione solida permette allo staff tecnico e ai calciatori di lavorare nelle condizioni ideali per esprimersi al massimo.
Le competenze fondamentali per un Direttore Sportivo, a mio avviso, partono dalla capacità di selezionare le risorse umane, costruendo un team affiatato e ben coordinato. Ritengo che gran parte del lavoro si svolga prima del ritiro precampionato: dare allo staff un gruppo il più possibile completo consente di iniziare la stagione con continuità e chiarezza. Un bravo Direttore Sportivo, in fondo, è quello che sbaglia il meno possibile e non fa danni.
Il mio modo di rapportarmi con l’ambiente è sempre stato basato sulla verità. Mai creare false illusioni o aspettative irreali: meglio un profilo basso nei momenti positivi, lasciando la scena ai calciatori che sono i veri protagonisti, e assumersi invece le responsabilità nei momenti difficili, facendo da parafulmine per proteggere il gruppo. Nascondermi non fa parte del mio DNA, e per fortuna nella mia carriera i momenti belli sono stati più numerosi di quelli negativi.
Con gli allenatori ho sempre avuto un rapporto collaborativo ma mai invadente. Lavoriamo insieme alla costruzione della squadra, nei limiti del possibile, ma l’allenatore deve rimanere libero e autonomo nelle sue scelte. Non ho mai chiesto una formazione: ho sempre aspettato la distinta pre-gara, anche se vivendo la settimana qualche idea te la fai. Con i giocatori ho sempre mantenuto un rapporto di dialogo e lealtà, senza però mai intromettermi negli aspetti tecnici, che competono solo all’allenatore.
Oggi le vere sfide sono quelle della sostenibilità. La mancanza di risorse porta molte società all’autogestione o ad affidarsi a chi si propone gratuitamente, spesso improvvisandosi Direttore Sportivo senza titolo né esperienza. Io sono nato calcisticamente negli spogliatoi degli anni ’80, con l’odore dell’olio di canfora: un calcio diverso, romantico, fatto di relazioni umane. Oggi si scelgono tecnici e calciatori con algoritmi o tramite i social. Sono cambiati i tempi, ma io rimango un tradizionalista.




