Abbiamo intervistato in esclusiva per tuttomercato24.com il Presidente emerito della Nissa FC
1.Alla luce della sua esperienza, cosa si dovrebbe fare oggi per avvicinare i più giovani al mondo del calcio e trasmettere loro la vera passione per questo sport?
Per avvicinare i giovani al calcio, le scuole calcio devono trasmettere valori morali, oltre a insegnare la tecnica e il gioco. Devono essere anche palestre di vita, un po’ come erano e sono gli oratori: luoghi in cui i ragazzi imparano il rispetto, la disciplina, il sacrificio, la solidarietà e il valore dello stare insieme. Al centro deve esserci il ragazzo, con la sua crescita e il suo benessere, non soltanto il risultato della partita. La competizione è importante, ma non deve diventare tutto: ogni ragazzo ha i propri tempi e può migliorare e maturare gradualmente, se viene seguito e incoraggiato. La passione per il calcio nasce anche da un ambiente in cui ogni giovane si sente accolto e aiutato a crescere, dentro e fuori dal campo. Come diceva don Bosco: «Non basta amare i giovani, bisogna che essi si accorgano di essere amati».
2.Guardando indietro, cosa la spinse a rilevare la presidenza della Nissa e quali sono stati i lati più difficili o complessi di questo incarico?
La Nissa era quasi scomparsa e, dopo anni di oblio, nel 2019 alcuni volenterosi (Michele Savoja, Gino Palermo, Maurizio La Mendola, Luigi Abate e altri) riuscirono a iscriverla al campionato di Promozione. Fu l’addetto stampa, Alessandro Silverio, a coinvolgermi: prima entrai come sponsor, poi come socio e infine come direttore generale. L’anno successivo riportammo la squadra in Eccellenza e fui eletto presidente. La mia presidenza coincise con gli anni della pandemia, tra stadi chiusi e molte difficoltà che resero più complicato portare avanti il progetto. Nel primo campionato di Eccellenza arrivammo terzi, anche grazie a un grande allenatore, Angelo Bognanni, nel quale credevo allora e nel quale continuo a credere. L’anno successivo, con il terreno del Tomaselli inagibile per il calcio, fummo costretti a giocare a Campofranco. Nonostante le difficoltà logistiche, a dicembre un gruppo meraviglioso di ragazzi, ai quali sono ancora molto legato, ci portò al primo posto. Poi, per motivi personali, soprattutto dopo la morte di mio padre, e constatando di non avere il sostegno necessario, decisi di ridimensionare il progetto e annunciai che avrei lasciato la Nissa al termine del campionato. Mi congedai comunque mantenendo la categoria, con una salvezza raggiunta con largo anticipo. E lasciando una società sana, senza debiti e con addirittura denaro in banca.
Fu un’esperienza intensa: mi spinsero l’amore per la Nissa e la volontà di riportarla a vivere; la parte più difficile fu affrontare tante prove senza poter contare su condizioni e aiuti adeguati.
3.Cosa ha significato per lei, a livello personale e umano, essere stato alla guida di una società come la Nissa?
Essere alla guida della Nissa ha significato assumermi una grande responsabilità verso una società e una città che amo. È stata un’esperienza intensa, che mi ha fatto conoscere persone straordinarie e vivere emozioni che porterò sempre con me. Il rapporto con i ragazzi, con i collaboratori e con i tifosi ha dato un valore umano profondo a quegli anni. Anche nei momenti più difficili ho cercato di fare il possibile per la Nissa, sentendola come parte della mia vita.
4.Quali sono i traguardi raggiunti di cui va più fiero e dove spera che questa squadra possa arrivare in futuro con le prossime gestioni?
Sono orgoglioso di aver contribuito a riportare la Nissa in Eccellenza e di aver raggiunto il terzo posto, conquistando l’accesso alla semifinale playoff, poi persa contro l’Akragas ad Agrigento. Ricordo con soddisfazione anche il primo posto raggiunto a dicembre nella stagione successiva, nonostante le difficoltà logistiche. A livello personale, mi ha fatto molto piacere ricevere il premio come miglior dirigente del Campionato di Eccellenza 2020/2021: un riconoscimento che considero condiviso con tutte le persone che lavorarono al mio fianco.Il futuro della Nissa, grazie al grande presidente Luca Giovannone, lo vedo sereno e ricco di soddisfazioni. Ama la Nissa quanto, e forse più, di me e l’ha riportata in Serie D. Ora l’obiettivo è la Serie C. Nel calcio, però, le difficoltà non mancano mai e i risultati non sono scontati, anche quando si dispone di una grande squadra e di importanti risorse economiche e professionali. Lo scorso anno siamo rimasti a pochi punti dalla promozione diretta: mi auguro che la Nissa possa raggiungere presto questo traguardo.
5.Qual è il ricordo o l’aspetto che continua a legarla di più, oggi come allora, alla città e alla squadra?
Oggi sono presidente emerito della Nissa, un titolo di cui vado orgoglioso, e dal 2023 sono tornato a essere socio, grazie all’invito del grande presidente e amico Luca Giovannone. Dopo la mia presidenza avevo pensato di disinteressarmi della società, anche perché alcune persone, spesso in mala fede, hanno cercato di ostacolarmi e hanno parlato a sproposito. Luca, però, mi ha convinto a restare vicino alla Nissa e oggi sono ancora qui, con lo stesso affetto di sempre. Inoltre, dirigo la squadra di futsal della Nissa FC e sto cercando di contribuire al rilancio di questo sport nella mia città. Anni fa Caltanissetta aveva una squadra in Serie B molto seguita; spero che, ripartendo dalla Serie D, si possa crescere passo dopo passo e tornare a competere in categorie più importanti.




