In esclusiva per tuttomercato24.com le dichiarazioni di Maria Cacciotto, ex arbitro, content creator e presidente di Eva Milano1.
Quando e come hai iniziato la tua carriera nello sport e nell’arbitraggio, e qual è stato il momento più emozionante?
La mia carriera nello sport è iniziata fin da bambina: ho praticato ginnastica artistica agonistica per molti anni, allenandomi quasi ogni giorno. Era la mia vita, finché un problema alla schiena mi ha costretta a fermarmi. È stato un momento difficile, ma non ho mai perso la voglia di vivere lo sport.
Così, insieme a mia madre e a mia sorella, abbiamo fondato una squadra femminile amatoriale di calcio a 5: mia madre era presidente, io giocavo pivot e mia sorella portiere. È stato bellissimo, ma sentivo che volevo vivere il calcio da un’altra prospettiva.
Da lì è nata l’idea di diventare arbitro. Ho iniziato giovanissima, spinta anche dalla passione di mio papà — grande tifoso di Inter e Ternana — con cui ancora oggi condivido il nostro rituale: andare insieme al Liberati a vedere la Ternana.
Il momento più emozionante del mio percorso arbitrale è stato senza dubbio l’amichevole Italia–Belgio femminile al Centro di Preparazione Olimpica di Tirrenia.
Sentire l’inno d’Italia e rendersi conto che stai rappresentando il tuo Paese è qualcosa che non si dimentica. È stato un traguardo professionale e umano enorme, reso ancora più speciale dal fatto che in campo con me c’erano altre quattro colleghe umbre: condividerlo con loro è stato semplicemente perfetto.
Cosa stai facendo attualmente a livello sportivo e quali sono i tuoi progetti principali per questa stagione?
Oggi vivo il calcio da una prospettiva diversa, ma con la stessa passione di sempre.
Sono host di uno show di Bazr in collaborazione con Lega Serie A, dove ogni settimana commentiamo le giornate di campionato. Porto il mio punto di vista da ex arbitro, cercando di spiegare gli episodi in modo chiaro e accessibile.
Parallelamente sono presidente di Eva Milano FC, una squadra femminile nata quest’anno a Milano.
Il nome “Eva” richiama la prima donna, il serpente è simbolo di Milano e l’acronimo Empowerment, Vibes, Ambition racchiude i nostri valori.
Partecipiamo al campionato di Promozione lombarda, ma il nostro obiettivo non è solo vincere: vogliamo raccontare e promuovere il calcio femminile anche attraverso i social, mostrando la passione, la fatica e la bellezza di questo mondo.
Nel progetto ci sono anche ragazze molto seguite e talentuose come Sofia Balzani, Chiara D’Ambrosio e Giada Sabellico, che si è trasferita da Roma a Milano per unirsi alla squadra.
Il mio progetto per questa stagione è proprio questo: far crescere Eva Milano come realtà sportiva e mediatica, e continuare a unire calcio e comunicazione in modo autentico.
3. Quali qualità ritieni indispensabili per avere successo come arbitro e come sportiva oggi?
Credo che le qualità fondamentali siano autocontrollo, determinazione e capacità di comunicare.
Un arbitro deve essere lucido anche sotto pressione, deve saper prendere decisioni in un istante e difenderle con equilibrio. La testa conta quanto le gambe.
Ma soprattutto serve empatia: capire le persone, i momenti, il contesto.
E poi c’è un aspetto che spesso si sottovaluta — la costanza. Il successo nello sport non arriva mai per caso: è frutto di disciplina quotidiana, di allenamenti, studio, errori e ripartenze.
Nel mio caso, anche come content creator, queste qualità si sono trasformate in strumenti per comunicare lo sport con credibilità e passione.
Ci puoi raccontare un episodio particolare o divertente che ti è capitato sul campo?
Ne avrei davvero tanti da raccontare.
Negli anni mi sono successe tantissime cose, alcune curiose, altre commoventi, e ogni partita mi ha lasciato qualcosa.
Questo mondo mi ha dato modo di conoscere persone incredibili, di stringere legami forti e di crescere attraverso esperienze che vanno ben oltre i novanta minuti.
È la parte più bella dello sport: ti regala storie, incontri e ricordi che restano per sempre.
6. Come bilanci la vita privata e la passione sportiva, e quali consigli daresti ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera?
Non è semplice, soprattutto perché per portare avanti i miei progetti mi sono trasferita a più di 500 km da casa, a Milano.
Bilanciare tutto non è facile, ma ci provo ogni giorno, perché alla fine la famiglia e le persone che ti vogliono bene sono il motore di tutto, e vengono sempre prima di qualsiasi cosa.
Chi mi conosce sa che rinuncio a tante cose, ma non a coltivare i rapporti. Appena posso, scappo in Umbria: il mio rifugio, la mia casa.
E lì, inevitabilmente, finisco a tavola con le tagliatelle al tartufo di mia mamma, che sono le più buone del mondo.
Ai giovani direi di non aver paura di inseguire la propria passione, anche se comporta sacrifici e distanze. Lo sport ti chiede tanto, ma ti restituisce tutto con gli interessi. L’importante è non dimenticare mai da dove si parte e chi ti sostiene lungo la strada.




