In esclusiva per tuttomercato24.com le dichiarazioni di mister Vigneri
Negli ultimi mesi non sono mancate le offerte e le interlocuzioni con diverse società. «Alcune non rispecchiavano le mie aspirazioni, in altri casi i club hanno fatto legittimamente altre scelte. Nulla si è concretizzato, ma essere stato preso in considerazione anche da piazze ambiziose mi inorgoglisce», racconta Vigneri.
La mancanza del campo
«Del campo mi manca tutto, perché sono innamorato del mio lavoro. In particolare mi manca la quotidianità: preparare le sedute, dirigerle, dialogare con i miei calciatori e collaboratori. È la parte della professione che sento di più».
Lo studio come base del mestiere
In questo periodo senza squadra, però, non è rimasto fermo. «Sono stati mesi importanti, in cui ho fatto ricerca, scritto per riviste e portali nazionali, ma soprattutto ho studiato. Lo studio è alla base del mestiere di allenatore: appena smetti di approfondire, aggiornarti e affinare le conoscenze, sei professionalmente finito. Le idee da sole non bastano, vanno rese lavorabili attraverso una didattica efficace. Solo così smettono di essere lettera astratta».
Il lato umano dell’inattività
Anche sul piano emotivo, le sensazioni sono state particolari. «Pensavo sarebbe stato un periodo buio, invece mi ha permesso di riscoprire aspetti della vita che il lavoro totalizzante dell’allenatore spesso comprime. Certo, resta un senso di vuoto, ma se hai interessi e affetti, puoi restituire loro quel tempo che il calcio normalmente ti toglie. Spalletti ha detto che il calcio gli ha rovinato la vita, ovviamente in senso lato. Ecco, l’inattività in parte serve proprio a colmare quella “rovina”».
Gratitudine e prospettive
Vigneri non dimentica chi ha creduto in lui. «La gratitudine è un valore fondamentale. Ringrazio chi stagione dopo stagione mi ha permesso di allenare, accordandomi fiducia. Penso ai direttori Casula ai tempi del CEI, Sorce all’Akragas, Cusumano a Favara, al presidente Figlia, al direttore Di Peri e al presidente Campisi. Sarò sempre riconoscente a tutti coloro che hanno creduto in me, anche quando i risultati non sono stati quelli sperati».
E guarda avanti con fiducia: «Un verso di una canzone degli 883 dice: “nessun rimpianto, nessun rimorso”. Ecco, rifarei tutto ciò che ho fatto. Sono ottimista e penso che il meglio debba ancora arrivare. Non ho abdicato: aspetto soltanto la proposta giusta, quella capace di riaccendere il fuoco sacro».




