Dalle quattro stelle ai tre Mondiali saltati
È una lunga, tortuosa, faticosa ma inesorabile discesa quella del calcio italiano. I problemi c’erano già, ma si era bravi a nasconderli. Facciamo però un piccolo passo indietro nella storia.
Dopo il fallimento della Nazionale Maggiore nel 1986, la FIGC iniziò a lavorare bene con i vivai. Nel 1990 l’Italia ospitò i Campionati del Mondo. Nuovi talenti debuttavano in Serie A, c’era il limite di soli tre stranieri per squadra e le “Primavere” erano ricche di promesse. Azeglio Vicini, ex C.T. dell’Under-21, prese il comando della Nazionale Maggiore convocando i migliori elementi del panorama giovanile e non solo. Alcuni esempi: Roberto Baggio, Totò Schillaci, Andrea Carnevale e il navigato Carlo Ancelotti, che vinceva tutto insieme a Paolo Maldini nel Milan di Berlusconi. E poi un giovane Nicola Berti, Beppe Bergomi e l’ossatura dell’Inter dei record. Era davvero una Nazionale fortissima, di altissimo livello. In quel Mondiale arrivammo terzi, dopo essere usciti ai calci di rigore contro l’Argentina di Maradona (una lotteria che avremmo ritrovato spesso negli anni successivi).
Tutta Italia si colorava d’azzurro: strade, automobili e persino palazzi sprigionavano bandiere tricolori. Il calcio italiano esplodeva di talento.
Nel ’94 si partì per gli Stati Uniti con una corazzata guidata da Arrigo Sacchi, vincitore di tutto ciò che si poteva vincere in quegli anni. Anche lì la squadra era fortissima, ma si perse nuovamente ai rigori, questa volta in finale contro il Brasile di Bebeto, Romário e Aldair. Baresi si infortunò durante il girone per poi rientrare solo in finale: un recupero record per l’epoca. Sbagliò il rigore, così come Baggio e Massaro. Il Brasile diventò quattro volte Campione del Mondo e noi restammo fermi a tre titoli.
Il C.T. della Nazionale era Cesare Maldini, proveniente dall’Under che in quegli anni vedeva nomi come Del Piero, Buffon, Pagotto, Totti, Vieri, Cannavaro, Gattuso, Pirlo, Nesta, Inzaghi, Spinesi e tanti altri. Prese in blocco i ragazzi dell’Under aggiungendo l’esperienza di giocatori come Baresi, Baggio (che per un soffio… vabbè) e Paolo Maldini. Fu un Mondiale sfortunato, ma si stava creando la Nazionale più forte del mondo.
Arriviamo al 2002, Mondiale in Corea e Giappone. L’Italia, insieme al Brasile, era la squadra più forte in assoluto; cresceva bene pure la Francia e l’Inghilterra vantava nomi come Beckham e Lampard. Insomma, il livello medio era davvero alto. Sulla panchina azzurra sedeva Giovanni Trapattoni che, nonostante il suo credo “catenacciaro”, riuscì a qualificare la squadra per le fasi finali.
Ecco il dettaglio del percorso nel girone:
Italia-Ecuador 2-0 (3 giugno, Sapporo): doppietta di Christian Vieri.
Italia-Croazia 1-2 (8 giugno, Ibaraki): gol di Vieri, rimonta croata con Olić e Rapaić.
Italia-Messico 1-1 (13 giugno, Ōita): gol di Alessandro Del Piero all’85’ dopo il vantaggio messicano di Borgetti.
Agli ottavi trovammo la Corea del Sud, squadra di casa. Lo stadio era un inferno e l’arbitro era Byron Moreno: come ricordiamo tutti, l’Italia fu eliminata tra sospetti di corruzione e scandali. Quel Mondiale lo vinse il Brasile di Ronaldo il “Fenomeno”, che divenne Penta Campeão.
In Italia il calcio stava prendendo una brutta piega: partite combinate e arbitri minacciati, ma nel calcio giocato l’Italia dominava il mondo e i club l’Europa. Quindi tutto sembrava andare bene e la polvere veniva nascosta sotto il tappeto.
Mondiale 2006, C.T. Marcello Lippi. Alla fine della stagione di Serie A scoppiò Calciopoli: Juve retrocessa in Serie B e Inter Campione d’Italia a tavolino. L’Italia si presentava ai Mondiali con la peggiore reputazione possibile; i media ci etichettavano come “mafiosi” e il tifoso medio era scoraggiato. Quei Mondiali, però, si vinsero perché i giovani del blocco di Cesare Maldini erano cresciuti e diventati uomini. Morale della favola: Italia Campione del Mondo contro la Francia ai rigori. Il cerchio si era chiuso e quei rigori, per anni fatali, ci regalarono la gioia della quarta stella. Nel frattempo, in Serie A, gli stranieri nei top club erano diventati tanti, ma almeno erano fuoriclasse. Non si lavorava più sui giovani ma si acquistavano giovani stranieri perchè il procuratore era più figo.
La mia storia finisce qui… continuate voi.





