Abbiamo intervistato in esclusiva per tuttomercato24.com le dichiarazioni di Giuseppe Vigneri
Tra poche settimane sarà quasi un anno da allenatore senza panchina. Erano 16 anni, precisamente dal 2009, l’anno della laurea, che non trascorrevo un periodo così lungo di inattività. Da allora, come dice un famoso detto, ne è passata acqua sotto i ponti. E ne sono accadute di cose, aggiungo.
Ho avuto la fortuna di allenare in tanti ambiti, dal settore giovanile – anche professionistico – alle prime squadre, Eccellenza compresa.
Sicuramente, come ho già avuto modo di esternare, la panchina mi manca. Ho appositamente specificato la panchina, perché il calcio di per sé continuo a viverlo da opinionista, ricercatore e consigliere AIAC.
La nostalgia più forte e più grande è relativa al lavoro quotidiano sul campo, alla pianificazione settimanale, allo studio della partita, degli avversari; inoltre, ovviamente, a quella scarica di adrenalina unica che si vive il giorno del match.
Da fuori, con il distacco di chi non è direttamente coinvolto, sto avendo la possibilità di osservare e cogliere ciò che i nostri campionati offrono. Posso affermare che si vede un calcio estremamente organizzato, pianificato, curato. Emerge come tutti i colleghi, tra Eccellenza, Promozione e Prima Categoria, cerchino di non trascurare alcun dettaglio sotto il profilo tattico. Forse qualcosa in più si potrebbe chiedere a livello estetico, concetto diverso da quello di organizzazione, ma mi rendo conto – anche per esperienza diretta – che il fardello del risultato, talvolta, blocca la creatività e inibisce il coraggio.
Personalmente, questi mesi sono stati utili per riprendere in mano la mia vita, per riassaporare il tempo in famiglia o con gli amici, la libertà di un weekend, gli altri interessi che mi appartengono, come la poesia, il cinema o viaggiare.
Tutto ciò, quando alleno, non esiste perché vivo la professione in modo totalizzante, chiedendo tantissimo in primis a me stesso.
Naturalmente desidero tornare in sella e possibilmente farlo quanto prima, ma allo stesso tempo non ho la smania di doverlo fare a tutti i costi, bensì soltanto se e quando arriverà l’offerta che mi farà vibrare l’anima.
Il prossimo capitolo della mia vita da allenatore lo immagino più maturo e consapevole, ma sempre imperniato su un fondamentale principio: alle proprie idee non si abdica!





