Abbiamo intervistato in esclusiva per TuttoMercato24.com Gaetano Lucenti, protagonista lo scorso anno di un importante percorso in Serie D alla guida del Ragusa. Da esordiente nella categoria, Lucenti è riuscito a raggiungere una storica salvezza, guidando una delle squadre più giovani del campionato
Ripercorrendo la mia carriera, il ricordo che porto più volentieri con me è sicuramente quello dei sette anni trascorsi a Santa Croce, dove, insieme a tutta la società e allo staff, siamo riusciti a costruire una realtà che ci ha regalato molteplici soddisfazioni. È stato un percorso importante, fatto di programmazione, lavoro quotidiano e risultati, che ha portato il club a essere apprezzato e ammirato proprio per il progetto costruito e per gli obiettivi raggiunti.
Un altro momento fondamentale della mia carriera da allenatore è stato sicuramente quello della scorsa stagione, quando ho raggiunto la Serie D, un campionato difficile e molto competitivo, che mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con realtà anche oltre lo Stretto e, soprattutto, di crescere ulteriormente sotto l’aspetto professionale. Il percorso fatto in questi anni mi ha insegnato che non è la categoria in cui si allena a fare la differenza, ma il modo in cui si affronta il proprio lavoro. Bisogna mettere sempre il massimo impegno, professionalità e competenze, perché solo attraverso questi valori si può pensare di ottenere gratificazioni personali e professionali.
La scorsa stagione, inoltre, ha avuto per me un significato particolare perché, grazie alla società del Ragusa Calcio, ho avuto la possibilità di misurarmi per la prima volta con una categoria che non avevo mai affrontato da allenatore e, allo stesso tempo, di allenare la squadra della mia città. Questo ha rappresentato una doppia responsabilità e, proprio per questo, anche una grande motivazione. All’inizio, com’era naturale che fosse, nei miei confronti c’erano alcune riserve legate soprattutto alla poca esperienza in quella categoria. Con il passare del tempo, però, grazie al lavoro quotidiano svolto insieme al mio staff e alla squadra, siamo riusciti a conquistare la fiducia della società e dei tifosi, arrivando a una salvezza storica e ottenendo, alla fine del percorso, l’approvazione di tutti per il lavoro che avevamo svolto.
Sicuramente il momento più bello vissuto sulla panchina del Ragusa è stato quello dell’ultima partita contro il Messina. Sulla carta era una sfida proibitiva per noi, un vero Davide contro Golia, perché affrontavamo una squadra costruita non certo per la salvezza, ma per obiettivi molto più ambiziosi. Siamo invece riusciti a sovvertire ogni pronostico, disputando una prestazione maiuscola e conquistando un risultato che ha rappresentato il coronamento di una stagione straordinaria. Una stagione nella quale, numeri alla mano, la nostra squadra è stata una delle più giovani d’Italia a raggiungere un obiettivo così importante, andando oltre ogni pronostico e dimostrando ancora una volta che attraverso il lavoro, l’organizzazione e la convinzione nei propri mezzi si possono raggiungere traguardi importanti.
Guardando al futuro prossimo, il mio obiettivo personale è quello di proseguire e, se possibile, bissare il lavoro fatto lo scorso anno, avendo la possibilità di entrare a far parte di un progetto serio, ambizioso e strutturato, che mi permetta di continuare a migliorare e a crescere professionalmente. Il calcio, prima da giocatore e poi da allenatore, mi ha insegnato soprattutto una cosa: non bisogna mai porsi dei limiti. Bisogna avere sempre ambizione, voglia di migliorarsi e il desiderio di raggiungere obiettivi sempre più importanti, affrontando ogni nuova esperienza con entusiasmo, professionalità e la consapevolezza che ogni percorso può rappresentare un’opportunità di crescita.




