In esclusiva per tuttomercato24.com le dichiarazioni di Eleonora Tacconi
Io e mio papà abbiamo un rapporto difficile da spiegare a parole, perché è fatto di tante sfumature. Siamo complici, profondamente legati, e questa complicità viene fuori anche nelle nostre infinite discussioni sul calcio. Lui a volte è troppo testardo, ragiona come un allenatore e come un giocatore “vecchio stampo”, uno di quelli che credono nel sacrificio, nella disciplina e nell’esperienza prima di tutto. Io magari ho una visione diversa, più moderna, ma alla fine riusciamo sempre a trovare un punto d’incontro. Ed è proprio lì, in quel confronto acceso ma sincero, che si vede quanto ci somigliamo.
Mi fa sorridere pensare a noi due mentre guardiamo le partite. Siamo identici. Super scaramantici, soprattutto quando la nostra squadra affronta un big match. Stessa postazione sul divano, stesso outfit, stessi rituali come se potessero davvero influenzare il risultato. Non siamo per niente tranquilli: ci agitiamo, ci arrabbiamo facilmente, diventiamo severi critici davanti a ogni errore. Viviamo la partita con il cuore in gola, come se fossimo noi in campo.
Ma oltre al compagno di tifo e di discussioni, in lui sento soprattutto il papà. Quello che vuole proteggere e aiutare sua figlia a tutti i costi. Quello che, dietro ogni rimprovero o consiglio dato con fermezza, nasconde un amore immenso e una presenza costante. È un punto fermo, anche quando non siamo d’accordo su tutto.
Se dovessi descriverlo con tre parole, direi unico, speciale e vitale. Perché, nonostante le discussioni, le differenze e i caratteri forti, lui è una parte fondamentale di me. E la verità è che non riuscirei a farne a meno.




