Abbiamo intervistato in esclusiva per tuttomercato24.com Giuseppe Praticò, ex responsabile della comunicazione della Reggina.
Qual è stato il momento più significativo o emozionante che hai vissuto durante la tua esperienza come responsabile della comunicazione della Reggina?
“In un contesto caldo e viscerale come la piazza di Reggio Calabria, vissuto intensamente per ben nove stagioni, è difficile isolare un solo ricordo. Se devo scegliere dei momenti simbolo della mia gestione e della mia visione sul campo, indico quattro cartoline:
L’arrivo di Germán Denis all’aeroporto: documentato in diretta con uno iphone e un paio di auricolari, dimostrando come l’immediatezza possa accendere una piazza senza bisogno di grandi mezzi;
La presentazione di Denis al ‘Granillo’: un evento coordinato nei minimi dettagli con l’ufficio stampa, coinciso con il giorno del mio compleanno davanti a oltre tremila tifosi in festa;
La promozione in Serie B: un traguardo sportivo ed emotivo enorme, festeggiato solo parzialmente a causa delle restrizioni Covid.
Jérémy Ménez: un’operazione coordinata in sinergia tra l’ufficio stampa e l’area marketing. Lo sbarco in catamarano a Reggio Calabria, dopo l’atterraggio a Catania, ha trasformato l’arrivo del calciatore in uno show di rilevanza nazionale, capace di generare hype fin dalle prime ore dell’alba;
Al di là dei singoli episodi, la soddisfazione più grande è stata strutturare una macchina comunicativa capace di girare sotto qualsiasi pressione, riconosciuta da tanti addetti ai lavori come di categoria superiore. Un lavoro di squadra condiviso con i colleghi dell’ufficio stampa, che ci ha permesso di tutelare e valorizzare sempre al massimo il brand del Club.
Come sei riuscito a conciliare la passione per il calcio con le responsabilità legate alla comunicazione, alla gestione dei media e ai rapporti con la stampa?
“Servono un rigore etico e una disciplina ferrea. La passione è il motore che ti spinge a dare il massimo ogni giorno, ma sul piano operativo va rigorosamente canalizzata: chi guida la comunicazione di un club non può mai permettersi di ragionare da tifoso.
Negli anni il mio approccio si è basato sulla costruzione di una credibilità solida e inattaccabile. Ho sempre preteso rispetto per la società, garantendo al contempo massima collaborazione e trasparenza al lavoro dei giornalisti. Conciliare questi due aspetti significa diventare un punto di riferimento affidabile.
C’è una qualità personale che ritieni indispensabile per svolgere al meglio il ruolo di responsabile della comunicazione, soprattutto in un ambiente dinamico e sotto i riflettori come quello calcistico?
“Indicherei una sintesi perfetta tra lucidità strategica sotto pressione e autorevolezza relazionale.
Nel calcio i contesti cambiano a ritmi vertiginosi e la pressione mediatica è costante. Il responsabile della comunicazione deve fungere da stabilizzatore dell’ambiente: essere il ‘filtro’ che protegge la squadra e la società nei momenti di tensione, ma anche il regista che esalta il brand quando arrivano i risultati. Servono empatia per comprendere gli umori della piazza e fermezza per gestire l’imprevisto con diplomazia. Cosa ti ha lasciato, dal punto di vista umano e professionale, l’esperienza vissuta alla Reggina?
“Un’esperienza del genere è una palestra straordinaria, che ti tempra e ti trasforma in un professionista completo. Dal punto di vista professionale mi lascia una visione completa e piena consapevolezza della comunicazione sportiva moderna: dalla gestione dei media tradizionali alla transizione digitale, fino alle operazioni più delicate della gestione delle situazioni critiche.
Sul piano umano, mi porto dietro un patrimonio inestimabile di stima e relazioni autentiche. Le centinaia di messaggi di affetto e rispetto ricevuti alla fine del mio percorso con la Reggina sono la testimonianza concreta della credibilità che ho saputo costruire.
Quali sono oggi i tuoi obiettivi e i tuoi sogni per il futuro nel mondo della comunicazione sportiva?
“Il mio obiettivo è mettere un bagaglio d’esperienza solido e collaudato al servizio di un progetto sportivo ambizioso, strutturato e orientato all’innovazione. Oggi una società di calcio non può limitarsi al lavoro dell’ufficio stampa tradizionale: deve agire come una vera media company, capace di coniugare relazioni pubbliche, brand storytelling, contenuti multipiattaforma e l’ingaggio delle nuove generazioni.
La mia aspirazione è guidare questa evoluzione all’interno di un club che intenda la comunicazione non come un organo passivo che risponde al campo, ma come una leva strategica in grado di produrre valore economico, reputazionale e d’immagine per il brand e per tutti gli stakeholder.”




